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5, Mag 2019
ALLA SCOPERTA DEI DIGITAL MARKETING TRENDS

Digital Marketing Trends, ecco cosa sono

Quali sono i Digital Marketing Trends? Se fino a qualche tempo fa l’Intelligenza Artificiale faceva per lo più parte di film di fantascienza, oggi è sempre più utilizzata per operazioni più o meno complesse e da qualche anno si parla addirittura di sostituire le macchine alle risorse umane.

L’esempio più semplice è quello dei Chat Bot, una tecnologia che si sta espandendo a macchia d’olio dai business più semplici alle Compagnie più evolute. Le aziende che si evolveranno per prime potranno risparmiare sui costi, accelerare la crescita e ottenere un vantaggio enorme sui loro concorrenti. Search Engine Optimization (SEO), social media e content marketing sono all’ordine del giorno per qualsiasi business ma per ambire al successo, meglio sapere quali sono i Digital Marketing Trends su cui puntare la comunicazione del proprio brand.

Content Marketing

Alla base di tutte le strategie aziendali non si può prescindere dal Content Marketing per qualsiasi campagna di comunicazione e advertising. Il Content Marketing è fondamentale per costruire l’autorevolezza e l’unicità di un Brand, attraverso contenuti di valore che siano originali e di utilità per il target di riferimento. Sui motori di ricerca l’utente si aspetta di trovare risposte e ispirazioni, suggerimenti e spunti creativi e sta proprio al marketing saper guidare le scelte con dei contenuti coinvolgenti e accattivanti ma soprattutto esaustivi per chi cerca informazioni sempre più dettagliate.

Brand Storytelling

Condividere i momenti della giornata sui social network con foto e video è diventata una routine per privati, influencer e aziende. Dal primo lancio di Snapchat sono molti i canali su cui è possibile pubblicare delle Story, come Facebook o Instagram e da poco anche YouTube con i “Reels”. Rapide, multimediali e immediate nel comunicare informazioni ed emozioni, le Story sono uno strumento molto potente nelle mani dei brand per fidelizzare i propri utenti e renderli partecipi a retroscena o grandi eventi. Puntando sul Brand Storytelling le possibilità sono davvero inesauribili e le aziende sono chiamate a includere nella loro strategia di marketing digitale questo genere di contenuti, utilizzandoli in modo creativo per valorizzare i dipendenti, i servizi e i prodotti offerti. 

Video Marketing

I social network e internet in generale, hanno velocizzato i tempi di visualizzazione e interazione con i messaggi commerciali. Se lo scorso anno è stato il boom dei video in diretta, quest’anno il formato è sempre più in voga per la diffusione dei contenuti e dell’advertising online. Che si tratti di unboxing per il lancio di nuovi prodotti, interviste al team o semplicemente dei “making of”, i video registrano un engagement di gran lunga superiore rispetto alle immagini e se sono in diretta raggiungono ancora più persone attraverso visualizzazioni e commenti. Proprio per questo un trend molto interessante è la Video SEO che consiste nell’inserire le giuste keyword nel titolo e nella descrizione del video con i giusti tag e hashtag per indicizzare i contenuti nella SERP degli utenti web e farli apparire tra i primi risultati sui motori di ricerca. Proprio per l’advertising, si stanno sviluppando potenti software per il riconoscimento visivo dei marchi che appaiono nel video, una sorta di scansione che consente alle aziende di sapere sempre se e quanto sono presenti sullo schermo.

Ricerca Visiva

Già da qualche anno Google in primis offre la possibilità di fare una ricerca in base all’immagine caricata. Un ottimo modo per sapere dove si trova un monumento, dove è stata usata l’immagine o ad esempio per trovare formati più grandi e nitidi di una foto in bassa risoluzione. La Visual Search si sta sempre più affermando e cambierà l’esperienza dell’utente con uno strumento ancora più efficace basato anche sulla parte testuale inserita nelle immagini. Google Lens ad esempio identifica testo come numeri di telefono, informazioni di contatto, oggetti e articoli in vendita presso negozi online, codici a barre, libri, film e album musicali oppure luoghi specifici come città, esercizi commerciali o punti di interesse di rilevanza cultura. Uno strumento potentissimo per il marketing che può portare nuovi clienti e brand awareness. Anche Pinterest ha puntato su una strategia di ricerca visiva ambiziosa basata strumenti come ‘Shop the Look’ e ‘Lens’ che consentono di scattare una foto di un oggetto per scoprire dove acquistarlo online, cercare prodotti simili o vedere le bacheche di articoli correlati.

Ricerca Vocale

Tra Siri di Apple e Alexa di Google, sembra che finché ci sarà tecnologia non saremo mai soli. Il crescente uso della ricerca vocale ha reso importante per le aziende ripensare alle loro strategie di marketing digitale e ci si aspetta che entro il vicinissimo 2020, il 50% di tutte le ricerche riguarderà proprio quella vocale. In America gli Smart Speaker intelligenti sono entrati nella vita quotidiana e la maggior parte di chi li utilizza non può più farne a meno. Molti Brand hanno già incluso la ricerca vocale nelle loro strategie di marketing digitale per fornire ai loro clienti risposte più efficaci ma si tratta di un nuovo mondo da esplorare e sono tantissime le modalità con cui l’Alexa o la Siri di turno potrebbero consigliare di acquistare il tale prodotto o andare in tale posto tramite la vendita di uno spazio pubblicitario vocale per gli Smart speaker di casa. Anche qui la SEO gioca un ruolo fondamentale e deve puntare su un linguaggio semplice e diretto con frasi brevi, liste puntate, dati strutturati e keyword in ogni dove. 

Micro-Moments

Avere internet sempre a portata di mano ci ha abituato ad avere sempre delle risposte immediate. Quel posto che abbiamo sulla punta della lingua, quel cartone animato che vedevamo da bambini o quella canzone che non ci ricordiamo come inizia… tutto questo dà vita ai cosiddetti Micro-Moments, degli istanti nell’arco della giornata in cui si manifesta una necessità, un bisogno o una curiosità che vengono soddisfatti tramite una consultazione online. I micro momenti danno alle persone l’informazione che vogliono nel momento stesso in cui la chiedono e per le imprese questo è un nuovo terreno da conquistare. Come? Molti Brand hanno già integrato le ricerche vocali ma in primis bisogna essere presenti su qualsiasi canale su cui vengono svolte delle ricerche immediate come Google, Amazon, YouTube e tutti gli altri motori di ricerca.

Nell’era del Machine Learning

Intelligenza artificiale, Chat Bot e Marketing Automation sono alla base dell’evoluzione della tecnologia che avrà un grande impatto non solo sul mondo del lavoro ma anche su quello del marketing, ovviamente. L’intelligenza artificiale può analizzare il comportamento dei consumatori e i modelli di ricerca, utilizzando i dati raccolti da piattaforme social e blog per aiutare le aziende a capire come gli utenti trovano i loro prodotti e servizi. Dopo una serie di studi comportamentali prima durante e dopo l’acquisto, è ormai possibile definire degli algoritmi in grado di dare risposte efficaci a quello che stiamo cercando. Chatbot e marketing automation continueranno ad essere parte integrante del marketing digitale, fondamentale per migliorare la customer experience, creando relazioni personalizzate e ottimizzando i tempi di risposta con evidenti benefici in termini di affidabilità e fidelizzazione degli utenti.

Articolo tratto da www.uomoemanager.it

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3, Mag 2019
I 7 ‘peccati capitali’ che non fanno bene al digital marketing

Esistono molti termini nati nel mondo del Digital Marketing e poi entrati a far parte di un linguaggio quasi quotidiano. Purtroppo, però, alcuni di questi vengono spesso confusi, finendo per definire qualcosa che nella realtà dei fatti si rivela essere ben altro. Questi “falsi amici” del digital marketing si trovano più spesso di quanto si possa immaginare e – proprio come accade con le lingue straniere – sono fuorvianti nell’associazione tra parola e idea. Ecco gli errori più comuni che vengono fatti parlando di strumenti relativi al mondo digital.

1. DEM & Newsletter. Per quanto entrambi i termini si riferiscono all’invio di e-mail, ci sono delle differenze sostanziali tra i due servizi. Nelle DEM – Direct Email Marketing – le comunicazioni sono di natura commerciale e spesso contengono Call to Action che fanno atterrare l’utente su una pagina dedicata ad un’azione di acquisto o richiesta informazioni. La newsletter, invece, è uno strumento utile per ricevere comunicazioni, essere informati sulle ultime novità e ottenere sconti esclusivi. Dal punto di vista del marketing la newsletter è un ottimo modo per fidelizzare l’utente, perché chi la riceve ha già mostrato interesse verso il brand iscrivendosi volontariamente.

2. Spam & Scam. Forse nel settore digital sono i termini che spaventano di più. La parola “spam”, infatti, ha un’accezione prettamente negativa ed è il principale motivo per cui viene spesso associata allo “scam”. In parte questa fama è errata: lo spam, infatti, è l’invio indiscriminato della stessa email – spesso relativa a contenuto pubblicitario – a moltissimi indirizzi. Ma non ha nulla a che fare con le comunicazioni online inviate via mail con intenti fraudolenti: lo scam, infatti, è una vera e propria frode online per ingannare attraverso meccanismi di ingegneria sociale.

3. SEO & SEM. “Search Engine Optimization” e “Search Engine Marketing” rappresentano due sigle la cui differenza è sostanzialmente di natura economica! Infatti il SEO mira ad un posizionamento “organico”, ossia fa salire un sito nelle pagine di Google e dei principali motori di ricerca attraverso uno studio attento della struttura del codice e delle parole utilizzate nel sito. Il SEM, invece, opera acquistando le keywords e gli spazi pubblicitari attraverso campagne di sponsorizzazione mirate.

4. URL & Link. Anche queste due parole vengono spesso scambiate, nonostante indichino due cose molto diverse. L’URL – Uniform Resource Locator – è una sequenza di caratteri che identifica univocamente l’indirizzo di una risorsa in internet: un’immagine, un video o un sito web. Più semplicemente è ciò che digitiamo nel browser quando cerchiamo una pagina o un file. Il link, invece, è un collegamento ipertestuale, che lega una parola, un’immagine o una grafica ad una seconda risorsa allocata altrove, consentendo un rapido accesso a quest’ultima con un semplice click. Ragione per cui è possibile dire che un link è formato da un URL ma non è altrettanto vero il contrario!

5. Lead Generation & Lead Nurturing. Si tratta di due termini essenziali per il mercato del web marketing con parecchi punti in comune, ma che indicano due attività online ben distinte. Si descrive come lead generation quel processo di raccolta dati degli utenti, interessati ad un certo prodotto/servizio, tramite form presenti su landing page create ad hoc. Il lead nurturing è invece un passo seguente alla lead generation, in quanto descrive tutto il percorso successivo: l’obiettivo è quello di fidelizzare l’utente, creando un rapporto diretto, “nutrendo” il contatto attraverso una comunicazione che non ha direttamente a che fare con la vendita, ma che mira apparentemente alla brand awareness, con proposte di sconto, newsletter e strategie simili.

6. Design Responsive & Design Adaptive. Con l’avvento di tablet e smartphone, la fruizione di contenuti online ha cambiato formato e dimensioni. Per questo i siti, oggi, vengono costruiti sin da subito seguendo due principi del design: con un design responsive il sito si adatta alla dimensione dello schermo, rimanendo sempre leggibile; con un design adaptive vengono caricate diverse versioni dello stesso sito sul server, che riconosce da quale device arriva la richiesta e manda la versione dedicata, migliorando la user experience.

7. Social Media & Social Network. Questi due termini sono particolarmente confusi anche da chi lavora nel settore. I social media, in realtà, sono l’insieme di applicazioni basate sul web e costruite sui paradigmi tecnologici e ideologici del web 2.0, e che permettono lo scambio e la creazione di contenuti generati dagli utenti. Il social network, invece, descrive la relazione che si instaura tra persone appartenenti a una stessa rete di contatti e, sembra incredibile, è un termine che esiste ben prima dell’avvento di Facebook et similia.

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2, Mag 2019
Racconta il tuo brand con Instagram Stories e fidelizza la tua community

In che modo hai deciso di raccontare il brand con Instagram Stories? Questa è una decisione importante perché rappresenta la base di partenza per la tua attività di visual storytelling. Non puoi ignorare il passaggio che ti sto indicando: la narrazione del tuo brand è centrale in questo caso.

Perché dico ciò? Semplice, le storie di Instagram da un lato rappresentano uno dei canali più efficaci della comunicazione social. Dall’altro non hanno grande rilevanza in termini di aumento visite del sito, proprio come avviene con le foto che carichi sul profilo ufficiale. Non puoi mettere link cliccabili, quindi i contenuti possono e devono essere usati per raccontare i tuoi valori.

Perché usare questi canali di visual storytelling solo per fare spam di foto quando puoi avere la fortuna di affrontare l’argomento in termini di narrazione? Ecco qualche consiglio per raccontare il brand con Instagram Stories e raccogliere buoni risultati. Anche se non puoi mettere link.

Identifica un filo conduttore del racconto

Qual è lo snodo che caratterizza una storia? Io ho come riferimento il fil rouge, quell’elemento che si ritrova con costanza ogni singolo episodio della narrazione. Le pubblicazioni devono essere funzionali agli obiettivi di marketing: non puoi proporre semplici rivisitazioni.

Piuttosto crea dei visual specifici, magari con l’aiuto di Canva o dell’ottimo tool di Buffer per creare modelli su Instagram Stories. Ma alla base deve esserci una narrazione condivisa: identifica e promuovi i tuoi punti di forza, ma soprattutto i valori che da sempre caratterizzano il tuo brand.

Mettere in evidenza determinati contenuti

Vero, le storie di Instagram hanno un tempo limitato. Però puoi mettere in evidenza i punti salienti della tua narrazione. Se vuoi rendere sempre consultabili alcuni episodi del tuo storytelling hai la possibilità di aggiungere nell’header del profilo dei contenitori di post. Sono i contenuti in evidenza e sono perfetti per lasciare l’opzione ai tuoi follower di ricordare le tue narrazioni migliori.

Quali sono i post che devi mettere in evidenza? Molti usano questa funzione per generare una raccolta di pubblicazioni relative a prodotti o servizi. Lavora sui valori del brand. Se vuoi usare le storie per attivare un lavoro di visual storytelling non ti accontentare di creare un catalogo.

Individua ritmo di pubblicazione costante

Uno dei dubbi tipici di chi vuole sfruttare le Instagram Stories: come comunicare? La natura stessa dello strumento porta a definire un ritmo di lavoro continuo, capace di gestire un flusso costante. Detto in altre parole, le storie hanno bisogno di contenuti per formare narrazione.

Quali sono le caratteristiche di questa struttura? Alcune informazioni utili le trovi in questo articolo di Buffer, come ad esempio l’importanza del primo frame. Se non cattura subito l’attenzione il rischio è che le persone lascino il contenuto. Quindi assicurati che l’attacco sia coinvolgente.

instagram stories

E non dimenticare che ogni passaggio è importante, per quanto possa essere lunga la storia c’è sempre la possibilità di recuperare l’interesse fino alla fine della sequenza che hai stabilito.

Come mostra il grafico, frutto di una ricerca basata su oltre 15.000 Instagram Stories, il tasso di uscita medio dalla storia diminuisce man mano che si procede verso la fine. Questo significa che puoi lavorare sull’interesse del pubblico proponendo dei cliffhanger. Vale a dire degli agganci capaci di cogliere la curiosità e portare a proseguire piuttosto che uscire.I cliffhanger – o finale sospeso – è un espediente narrativo che viene usato in contesti differenti, dal cinema alla letteratura, per mantenere alta l’attenzione. Può essere intesa come un’interruzione studiata in modo da lasciare all’utente il bisogno di continuare a fruire la storia anche dopo lo stacco. In questo modo si aumentano le probabilità di avere un pubblico costante e fidelizzato.

Manda contenuti specifici ai tuoi follower

Lo sai che esiste la possibilità di inviare post esclusivi agli amici più stretti? Seleziona gli utenti più fedeli e premiali con storie esclusive, magari contenenti coupon e codici sconto. Questa possibilità viene offerta in fase di condivisione del visual, cliccando su quell’icona verde con una stella.

Questa soluzione è molto interessante per rafforzare la fidelizzazione con una determinata platea che ha già mostrato un interesse particolare nei confronti del tuo lavoro. E dei tuoi contenuti.

Interazione con le persone che ti seguono

Raccontare il brand con Instagram Stories non vuol dire solo riversare contenuti sul pubblico, ma puoi tentare la strada dell’interazione. Anzi, questa è la soluzione ideale per ottenere buoni risultati. E fidelizzare chi ti segue per fare in modo che il tuo lavoro di brand awareness sia efficace.

instagram stories

Crea interazione con Instagram Stories.

Dove iniziare? Come migliorare il canale narrativo per affiatare il rapporto con l’audience? In primo luogo puoi sfruttare i sondaggi sulle storie di Instagram: queste possibilità ti consentono di far emergere una vera e propria relazione con il pubblico. Puoi fare delle domande e recuperare i dati di chi ha lasciato la propria opinione su questo social network in modo da avere notizie.

Ma non è solo questo il punto utile. Chiedere alle persone un contributo vuol dire dimostrare cura nei confronti di chi ti segue: i follower hanno bisogno di questo rapporto, cercano l’attenzione del brand e sono felici di creare una relazione stabile con chi comunica.

Raccontare il brand con Instagram Stories

Ti sembra impossibile? In realtà questa è una tendenza da prendere in esame e valutare con grande interesse: se vuoi usare al massimo gli strumenti del social media marketing devi iniziare a considerare non solo la possibilità di raggiungere il sito web e apprezzare i click come l’unico ROIa tua disposizione. Non è così, anche la consapevolezza del brand è un obiettivo raggiunto e le Instagram Stories possono aiutarti a raggiungerlo. Sei d’accordo?

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Uno dei dubbi tipici di chi vuole sfruttare le Instagram Stories: come comunicare? La natura stessa dello strumento porta a definire un ritmo di lavoro continuo, capace di gestire un flusso costante. Detto in altre parole, le storie hanno bisogno di contenuti per formare narrazione.

Quali sono le caratteristiche di questa struttura? Alcune informazioni utili le trovi in questo articolo di Buffer, come ad esempio l’importanza del primo frame. Se non cattura subito l’attenzione il rischio è che le persone lascino il contenuto. Quindi assicurati che l’attacco sia coinvolgente.

articolo tratto da www.studiosamo.it

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27, Apr 2019
L’ascesa di TikTok: perché non dovresti ignorare quest’app?

Mai perdere di vista i trend in crescita nel settore social media marketing, chi lavora in questo campo deve a tutti i costi lavorare su due fronti: migliorare ciò che conosce per ottimizzare i risultati e valutare nuovi scenari. Come, ad esempio, TikTok. Non ne hai sentito parlare? Strano!

Forse non rientra nei tuoi interessi ma tra gli utenti della Generazione Z è sicuramente una delle realtà più diffuse. E dovresti approfondire anche tu questo tema se vuoi essere allineato con le moderne tendenze del social media marketing. Ti ho incuriosito? Perfetto, ecco un’app che non devi perdere di vista se lavori con visual storytelling e video content marketing.

Cos’è, cosa fa e a cosa serve TikTok

Andiamo subito al sodo con una definizione di questa realtà: TikTok è un’app, legata a un social network cinese, per creare e condividere video di 15 secondi. Le clip che puoi confezionare sono un mix di visual, musica, effetti audio e adesivi disponibili gratuitamente. Come funziona?

Il meccanismo è simile a quello di tanti progetti – Instagram, Vine, Snapchat – e il formato è verticale. Vale a dire perfetto per un uso esclusivamente mobile, come è giusto che sia.

Hai a disposizione un’ampia scelta di filtri per modificare i video e lavorare su un parametro che accomuna tutte le piattaforme simili: l’engagement. Vale a dire il coinvolgimento dei follower che possono seguire i vari account iscritti al servizio. Puoi iniziare su www.tiktok.com

Diffusione virale di quest’applicazione

Oggi stiamo parlando di TikTok soprattutto perché si registra una grande evoluzione dell’app in questione. I motivi che si nascondono dietro il suo successo? Rapidità, immediatezza.

Ma anche facilità d’uso: ti iscrivi e usi gli strumenti che oggi funzionano per la comunicazione online. Sto parlando di quel mix di testo, audio e video che viene sviscerato dallo stream di una qualsiasi piattaforma che si adatti allo schermo di uno smartphone. I dati parlano chiaro.

Stiamo parlando della terza app più scaricata. Secondo Sensor Tower, nel dicembre 2018 l’app ha raggiunto 75 milioni di nuovi utenti in tutto il mondo grazie al download su App Store e Google Play, con una crescita molto interessante rispetto ai 20 milioni di dicembre 2017.

E chiunque si occupi seriamente di SMM non può ignorare queste percentuali. Soprattutto se vengono arricchite con i dati presi dalla ricerca che cerca di rispondere a un’altra domanda.

Gli utenti TikTok: oltre gli adolescenti

Chi sono gli appassionati di quest’applicazione? È un dubbio sacrosanto per chi deve investire tempo e risorse in una strategia di web marketing che contempli anche TikTok. Allora, le indicazioni di en.lab.appa.pe sono molto interessanti, ecco un estratto grafico da valutare.

Gli utenti iscritti a TikTok sono principalmente di genere maschile: rappresentano il 56% della base che ha scaricato l’app. La fascia d’età più diffusa è quella degli adolescenti, i teenager (21%), seguiti dai ragazzi di vent’anni (14%). Uno scenario tutto sommato ipotizzabile, ma c’è una sorpresa: i quarantenni rappresentano una fetta interessante degli iscritti con un sonoro 10%.

Ma cosa fanno queste persone su TikTok? Intrattenimento costante, se non altro perché i dati della ricerca appena citata parlano di una presenza quasi spasmodica sull’app che viene attivata, in media, 43 volte al giorno. Calcola che su Twitter si parla di un valore pari a 16…

I marketer dovrebbero valutare TikTok?

Ogni canale è una mini-TV social dove vengono pubblicati video che raccontano gli interessi di una persona: non si legge, non c’è bisogno di seguire un filo logico. TikTok è solo leisure, la nuova app del flaneur contemporaneo che passeggia annoiato tre le strade della metropoli digitale alla ricerca di quell’evento capace di attirare la sua attenzione in un modo sempre uguale.

In questo contesto possono inserirsi le aziende, i brand. Con metodi e strategie differenti. Proprio come fa McDonald’s Malesia che ha aperto una sfida, caratteristica chiave della piattaforma.

Scarichi l’app e inizia a registrare video ballando e cantando su brani Big Mac. Funziona? Ed è adatto a tutti? Ancora presto per dirlo, ma stiamo iniziando a raccogliere i primi case studi di visual storytelling su TikTok. E non dovresti ignorare le occasioni offerte da questo mezzo.

Da leggere: Snapchat e le potenzialità per il tuo brand

Hai già iniziato a usare quest’app visual?

So già cosa stai pensando: non hai tempo per occuparti anche di TikTok. Devi pianificare le campagne di Facebook Advertising, aggiornare il blog aziendale, definire il calendario editoriale di Instagram, cercare di capire se c’è ancora spazio per Pinterest e Snapchat nella tua attività di visual marketing. Ma un consiglio voglio dartelo: prendi in considerazione il trend positivo.

C’è la possibilità di cavalcare l’interesse per un canale nuovo, non ignorare la forza che ha un’applicazione del genere per raggiungere il tuo target. Sei d’accordo con la mia idea?

P.S. Vuoi davvero imparare il web marketing?

Il web marketing è in continua evoluzione, resta sempre aggiornato! Offriamo video corsi di web marketing in abbonamento, per garantirti tutta la formazione di cui hai bisogno in un unico spazio, senza dover perdere giornate intere alla ricerca di fonti, corsi, novità e senza spendere un patrimonio in formazione. Avrai tutto ciò che ti serve per diventare un vero specialista.

Per eventuali consulenze in materia scrivete a [email protected]

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26, Apr 2019
Influencer, istruzioni per l’uso: i possibili vantaggi per l’azienda

Siamo nell’era del ‘Digital ergo sum’. Tutto passa dal Digitale. L’innovazione, l’Industria 4.0 e anche, per certi versi innanzitutto, la comunicazione. E questo mondo è il regno degli influencer, che da fenomeno glamour e di massa stanno diventando sempre più dei protagonisti anche nel campo degli affari: oggi la comunicazione attraverso gli influencer in ambito Business è già più che una realtà.

L’obiettivo è trasformare i contatti online da estranei in amici, da amici in clienti, e poi in clienti fedeli. Non è semplice, ma se riesce, può essere molto vantaggioso, e remunerativo. Perché “qualunque sia il tipo del vostro Business o le dimensioni della vostra azienda, nell’epoca Digitale e dei Social, se qualcuno vuole capire chi siete e cosa fate, oppure cerca informazioni su di voi, lo farà su Internet. Noi stessi e il nostro Business siamo quello che su di noi si può trovare online”, rimarca Lino Garbellini nel suo libro Professione influencer (192 pagine, 17,60 euro, Tecniche Nuove).

Certo, chi prende decisioni di Business difficilmente si fa condizionare da un Post su Instagram, ma divora invece statistiche e studi di settore, si informa continuamente, molto online, e soprattutto chiede pareri e valutazioni. Autorevoli. Per questo, argomentazioni approfondite, un forte rapporto di fiducia, dati e opinioni affidabili caratterizzano l’influenza sul Web e gli influencer, in ambito Business. E l’influencer nel b2b non è un Vip, ma qualcuno che si è fatto conoscere per la propria competenza professionale: consulenti, esperti Hi-tech, evangelist, imprenditori.

Chi è l’influencer?

Ma chi è, più in generale, un influencer? Colui che, attraverso la sua popolarità sui Social network, esercita un influsso sulle scelte del suo pubblico di lettori, i Follower (come riporta anche il dizionario Zingaretti nell’edizione 2018). Concetti e valori chiave, per ogni influencer che si rispetti, sono innanzitutto reputazione, credibilità, autorevolezza.

La gestione delle Community online è sempre più importante e cruciale, e solo la costruzione di una strategia di Community Relations, o meglio ancora di Community Relationship Management, permette alle aziende e agli influencer stessi di valorizzare le loro relazioni. E di trasformarle in valore, nuovi progetti, contratti, vendite, fatturato. Molte aziende hanno bisogno di investire forti budget in comunicazione Social e in attività di ‘engagement‘, di coinvolgimento di clienti, potenziali clienti e altri interlocutori coinvolti nelle attività e negli affari. E l’influencer è sempre più spesso uno dei protagonisti di queste attività e strategie.

“Gli influencer b2b sono persone di alta credibilità, hanno un seguito importante e strategico non per numero di Follower ma per la loro efficacia nel lavoro e nei fatti, i loro Post su Social e Blog vengono seguiti con attenzione e condivisi”, sottolinea Garbellini.

Che spiega: “per quanto riguarda i contenuti, da veicolare e diffondere attraverso i canali digitali, è necessario un giusto compromesso in grado di attirare l’attenzione della platea di lettori e di essere da loro fruibile, ma occorre anche un livello maggiore di approfondimento rispetto ai classici contenuti Social”.

Un modo per andare incontro a queste esigenze è ad esempio quello di utilizzare statistiche e infografiche, oppure brevi video per divulgare argomenti e documentarli con immagini, con l’illustrazione dei loro meccanismi, dati e percentuali.

Instagram for Business, da tendenza a esigenza

Se il mercato degli influencer su Instagram nel 2017 ha raggiunto il miliardo di dollari a livello mondiale, le previsioni in appena un biennio sono di una crescita di oltre il 100% per il 2019, con una stima di 2,3 miliardi di dollari come giro d’affari complessivo. Segno che la tendenza funziona, e da Trend si sta trasformando sempre più in una esigenza diffusa.

La piattaforma di Instagram si adatta facilmente a diversi settori di Business, è facile e immediata nel suo utilizzo, e in genere la percezione che spesso ne hanno gli utenti è di una minore superficialità (in realtà tutta da dimostrare) dei suoi contenuti rispetto a Facebook. Come dire, un ‘ambiente’ del Web più adatto alla comunicazione aziendale e professionale.

Novità ancora recente di Instagram, poi, è l’IGTv, canale online che consente di caricare video di durata fino a un’ora, una soluzione che in prospettiva potrebbe rivelarsi molto interessante per il Business e le aziende.

Influencer marketing b2b

L’influencer marketing b2b, l’attività di promozione e comunicazione rivolta al mondo dei professionisti, società e aziende, richiede sforzi maggiori rispetto a quello del mercato Consumer, soprattutto per quanto riguarda le strategie, innanzitutto perché si dedica a una platea specializzata e con solide basi per analizzare e valutare ciò che gli viene proposto.

Ma l’influencer marketing b2b, se ben fatto e sviluppato nel corso del tempo, è in grado di dare importanti soddisfazioni. In questo campo, vengono utilizzati in prevalenza canali digitali come Twitter e LinkedIn, poco adatti alla comunicazione generica con i consumatori, ma ideali nel contesto delle imprese.

Sia l’azienda stessa sia chi ci lavora possono essere considerati creatori di contenuti e ‘influenzatori’: dall’amministratore delegato all’impiegato, possono essere tutti interessati e coinvolti da questo punto di vista e da questa attività (una grande realtà di Business che ha già utilizzato i propri professionisti e dipendenti nell’influencer marketing è ad esempio Banca Intesa).

Aziende e affari, il regno dei micro-influencer

Nel mondo del Business to business e delle imprese, “a fare gli influencer non sono Vip e celebrità del grande pubblico, stile Chiara Ferragni o Belen Rodriguez, ma sono consulenti, esperti Hi-tech, imprenditori, manager”, rileva Garbellini. Sono i cosiddetti micro-influencer, vale a dire specialisti che si rivolgono a una platea non di massa, ma di altri professionisti e addetti ai lavori come loro: un pubblico quindi necessariamente più ristretto rispetto a quello delle Star dei Social, ma molto più focalizzato e specifico.

Non solo vacanze e cucina, ma Business Blog

Il fatto che l’azienda stessa possa essere ritenuta dall’audience Business una fonte autorevole, la spinge a una comunicazione e narrazione in cui Blog e Social possono diventare uno strumento centrale.
Un Business Blog ha una funzione diversa da quella del sito Web aziendale: il sito è più statico, il Blog racconta l’azienda in maniera più dinamica e diretta, può contenere anche News su clienti e fornitori, e quelle sui nuovi prodotti. Questa piattaforma consente all’azienda un passo oltre la semplice presenza in Rete, è un Media che permette di accorciare le distanze con clienti, fornitori e partner. Il Blog è quindi essenziale per affrontare un mercato sempre più complesso e che si muove su Internet.

Lavorare con i ‘creatori di contenuti’

Perché può essere vantaggioso lavorare con gli influencer? Innanzitutto, per comunicare in maniera nuova, attuale e dinamica. Poi, per le aziende gli influencer posso essere un modo efficace per raggiungere il proprio mercato e i propri interlocutori dove si trovano più spesso, ovvero sul Web.

Questi creatori di contenuti vedono e raccontano l’azienda da un’altra angolazione rispetto a quella interna e abituale, parlano con una ‘voce’ diversa da quella solita aziendale, in una modalità più personale, meno istituzionale e ingessata. È anche un modo per raggiungere un pubblico più ampio, o nuovi settori di mercato.

Per trovare l’influencer adatto, una delle cose più importanti è capire i propri obiettivi, il tipo di marketing o di attività da sviluppare, la propria presenza in Rete e gli scopi da perseguire. Anche perché, in genere, il rapporto con gli influencer è a lungo termine, come quello con il proprio pubblico e mercato.

Data Driven influencer

Machine learning e Intelligenza artificiale stanno già condizionando, e lo faranno sempre di più in futuro, anche la comunicazione Digitale e le prospettive degli influencer. Il cosiddetto Data Driven influencer, ovvero scelte e strategie Web, Social e con creazione di contenuti dettate da algoritmi, sono la nuova frontiera da varcare e la nuova strada da percorrere: soprattutto nel mondo e nella comunicazione di Business, progetti, strategie, scelte e soluzioni sono e saranno condizionati dai dati e dall’Artificial intelligence in grado di usarli al meglio.

Per tutti questi motivi, in un panorama sempre più complesso, non c’è spazio per l’approssimazione, ma vince la strategia migliore.

Articolo tratto da: www.innovationpost.it

Per eventuali consulenze in materia scrivi a [email protected]

18, Apr 2019
E allora il Pd? Quattro esperti su politica e social network

È sempre vero che al successo sui social corrisponde consenso nelle urne? E di fronte all’uso spregiudicato dei social da parte di personaggi come Matteo Salvini e Luigi Di Maio, la sinistra deve inseguire o trovare una via nuova e diversa di utilizzare la potenza del web? Dopo l’inchiesta de L’Espresso, abbiamo chiesto a quattro esperti di ragionare su politica e social network nel 2020. Ecco i loro contributi:

Dino Amenduni – Socio e comunicatore politico di Proforma
Niente panico. Non esiste una correlazione diretta tra consenso social e consenso reale. Non si spiega, altrimenti, come un partito così strutturato in quanto a presenza sui social sia riuscito a perdere più di 10 punti di consenso in un anno, almeno stando ai sondaggi. Non esiste nemmeno una correlazione diretta tra engagement e consenso reale, altrimenti (per citare un esempio presente nell’articolo su L’Espresso) Silvia Sardone sarebbe una sorta di segretaria in pectore di Forza Italia e non è così. Quindi è poco utile lasciarsi impressionare da classifiche e dati meramente quantitativi.
Ciò detto, il ritardo del Pd esiste ed è inutile negarlo. Ma è un ritardo organizzativo e politico, prima che comunicativo. Non si capisce, per esempio, per quale motivo non si possa partire, nella costruzione delle reti digitali, da quella parte di elettorato delle Primarie del 2019 che ha uno smartphone in mano o un account FB. La risposta, in realtà, è tristemente semplice: perché l’elettorato delle Primarie, in troppe sezioni elettorali, non è stato ‘cablato’, chiedendo nome, cognome, mail.
E ancora: i contenuti con maggiore engagement sono quelli in cui la linea politica, per quanto possa essere disprezzabile, è espressa in modo chiaro: il successo di Salvini sta prima di tutto nella sua capacità di aver creato un circolo virtuoso tra dichiarazioni nette, copertura sui mezzi tradizionali e consenso di rimbalzo sui social. In parallelo a un lavoro di ricucitura organizzativa del partito, che favorirebbe la distribuzione dei contenuti sui social, appare ancora più indispensabile un lavoro sui temi e sulle proposte: la nettezza paga, gli avversari insegnano.

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Sara Bentivegna – Docente di Comunicazione politica a La Sapienza
Nel 2019 i social media e le relative metriche sono diventati qualcosa di profondamente diverso rispetto al passato. Se alcuni anni fa, nelle campagna del 2013 o anche del 2018, i social potevano essere considerati indicatori di popolarità di partiti e leader, oggi hanno perso questa loro capacità evocativa. I dati su like e follower ci dicono che Salvini è attualmente il politico più popolare in Italia? La risposta è che lo sapevamo già, perché quei numeri sono lo specchio di dinamiche più ampie.

Oggi invece come possono essere rilevanti i social media in una campagna elettorale? Ancora una volta, tornando alle origini, a dimensioni meno visibili ma che qualificano l’azione sui nuovi mezzi: innanzitutto l’organizzazione dal basso dei soggetti che vogliono contribuire, nella classica modalità grassroot che piuttosto che creare qualcosa di organizzato, fa sorgere attenzione ed effervescenza.

L’altro elemento, quello meno considerato ma che davvero può fare la differenza, è utilizzare i social media come una incredibile occasione di ascolto, non con dati banali su like e follower ma analizzando il tipo di conversazioni che si attivano, perché questo consente di andare oltre la rappresentazione offerta dai media tradizionali. Che senso ha nel 2020 fare l’elenco dei più pop? Un autorevole settimanale che dedica a questo 8 pagine: è questa la vera notizia.

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Mario Rodriguez – Consulente e docente di Comunicazione politica
Sicuri che quello che accade sul web determini il comportamento elettorale? Davvero il numero dei post giornalieri (la web propaganda) misura l’efficacia di un politico o piuttosto è l’indicatore di una sintonia culturale con il tempo che si vive?
Sono le interazioni sul web che generano consenso o viceversa la condivisione di senso genera le interazioni? Questa è una storia già vissuta ai tempi di Berlusconi e si dimostrò che non erano i tg Mediaset a costruire il consenso di Berlusconi ma viceversa era questo consenso che spingeva all’ascolto di quei tg.
La comunicazione efficace costruisce senso e motiva all’azione e questa può essere una interazione sul web, la risposta a un sondaggio o un voto elettorale. Ma il processo di costruzione di senso, unico per ogni individuo, per ogni sistema psichico, impasta gli stimoli che si ricevono con la propria esperienza di vita. È questa chimica particolare che va analizzata e compresa. Tenendo conto della unicità degli individui e quindi della non esistenza di una generalità di cittadini che hanno le stesse quantità di informazioni, le stesse capacità cognitive, le stesse attitudini e disponibilità verso la formazione di un’opinione cioè entrare in una relazione comunicativa (che sia politica e meno poco conta).
Allora, come si forma nella nostra società webbizzata il clima di opinione? Elemento centrale è ancora il sistema dei media e la tv in primo luogo. Il fatto nuovo è che il web ha modificato l’ambiente (i social non sono un medium) e il sistema mediatico vero e proprio costruttore della realtà sociale oggi guarda la realtà attraverso il web. Sono i media che hanno attribuito al web il ruolo di specchio della realtà. E così l’opinione pubblica, cioè l’opinione (la propria) che il sistema mediatico rende pubblica, è diventata soprattutto quello che accade nell’ambiente social. Il problema della nostra società mediatizzata è quindi soprattutto un sistema mediatico che si rappresenta come interprete della realtà/verità e che in questo modo considera ciò che accade sui social la fonte primaria attraverso la quale interpretare la realtà.
E così la panna cresce. Il circuito si autoalimenta.
Ma sui social si interagisce tra già convinti. Questo può accrescere la consistenza di una convinzione e forse aumentarne la capacità attrattiva o mettere in difficoltà quelle concorrenti. Ma questo avviene solo se esistono nella società le condizioni per la costruzione di quel significato. Se quel senso risponde ad un bisogno già presente e diffuso. Il problema è quindi come ci censiscono, come si intercettano i bisogni emergenti o in formazione che chiedono di essere riconosciuti, identificati, rappresentati.
Certo chi sa vivere il tempo della autocomunicazione di massa, chi non considera la politica diventata pop sinonimo di populismo (in accezione deteriore), chi non vive i social come un volantino webizzato ma come un modo autentico di offrire se stesso ai processi di significazione diventa più efficace. È questa a mio parere la sfida tutta culturale, qualitativa e non quantitativa, che il Pd e la sua nuova leadership hanno di fronte. E non credo che la metrica del web adottata da l’Espresso indichi la strada preferibile.

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Lorenzo Pregliasco – Fondatore Quorum/YouTrend e docente Università di Bologna
L’analisi pubblicata dall’Espresso certifica la primazia di Matteo Salvini nell’arena della comunicazione politica italiana sui social, non solo per via del numero di fan e follower ma anche per la presenza di una comunità molto attiva e mobilitata che reagisce e interagisce diffusamente con i post del ministro dell’Interno. Come osserviamo nel volume “Fenomeno Salvini” (Castelvecchi), il leader della Lega è anche il politico che scrive di più su Facebook, con una media di circa 11 post al giorno nell’arco del 2018.
D’altra parte appare interessante il posizionamento di Di Maio, al secondo posto dietro Salvini come portata complessiva. Il vicepremier 5 Stelle in questa fase sembra preferire i media tradizionali alla rete quando si tratta di prendere le distanze dall’alleato di governo.
Sul fronte del centrosinistra, le metriche social della nuova leadership di Zingaretti sembra scontare il pochissimo tempo trascorso dalla sua elezione – appena quaranta giorni – e sarà dunque da osservare con attenzione lo sviluppo della sua strategia, in vista delle Europee e dopo il voto del 26 maggio.