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5, Nov 2019
5 consigli per gestire i commenti negativi sui social

Chi lavora tutti i giorni su piattaforme social per gestire i propri account o quelli dei propri clienti non si stupisce più di leggere commenti, recensioni o messaggi di posta di tutti i tipi.

Se gestisci una community, sai di cosa stiamo parlando e sicuramente ti sarà capitato di iniziare a sudare freddo e dover far fronte ad un messaggio negativo.

Verba volant scripta manent. Per questo è importante dare sempre una risposta, essere in grado di monitorare le reazioni e gestire situazioni di crisi che si possono scatenare, in modo tempestivo.

Di seguito trovi 5 utili consigli e semplici accortezze da seguire per uscire vincitore da queste situazioni spiacevoli.

LEGGI ANCHE: Qualche consiglio al Social Media Manager di INPS per la famiglia dai professionisti del settore.

La tempistica è importante

Un buon social media manager lo sa: la community va monitorata costantemente e va tenuta sotto controllo. Tu, come vi sentiresti a non avere risposta ad una tua lamentela per più di un giorno?

Un utente si aspetta una risposta tra le 0 e le 4 ore, secondo una statistica di Spout social. I brand rispondono solitamente con una media di 10 ore. Tieni presente questi dati e non far mai passare troppo tempo dal momento della notifica del commento negativo a quello della risposta. Se devi confrontarti con l’azienda e il tuo interlocutore, cerca di instaurare un processo decisionale veloce in anticipo, in modo da saper fronteggiare richieste che scottano.

Commenti Negativi

Mai ignorare

Potrebbe essere allettante semplicemente ignorare un messaggio negativo, ma questa non è sicuramente la via più saggia da seguire. Ignorando potresti irritare ancora di più l’utente che ti ha scritto e che non si sentirà preso in considerazione. Questo potrebbe generare ostinazione da parte della persona, la quale potrebbe rincarare la dose, passare da semplici commenti negativi a una recensione pessima che resterà indelebile sulla tua pagina Facebook. Addirittura potrebbe iniziare a scrivere su forum con audience ampi. Ricorda: non lasciar mai correre, non sai chi c’è dall’altra parte dello schermo.

Cerca piuttosto di rispondere pubblicamente e poi spostare la conversazione in privato, per approfondire e risolvere il problema. Soprattutto nel caso in cui l’azienda abbia bisogno di avere dati sensibili dell’utente, per poterlo contattare direttamente.

Mettiti nei panni di chi ha scritto

Che tu ci creda o no, spesso i commenti negativi possono anche diventare costruttivi. Fai del tuo meglio per cercare di capire il punto di vista di chi ha scritto, potresti trarne un insegnamento utile per il tuo account social o il tuo blog. In questo caso puoi anche ringraziare chi ti ha scritto, facendogli capire che farai tesoro della critica. E se invece non riesci a capire il motivo di tanta negatività, sii onesto e scrivilo pure. La trasparenza spesso paga!

Non superare mai la sottile linea rossa

Moderare i commenti non è facile, soprattutto quando si incontrano i saccenti del web. Quello che ti devi ricordare è che non è quasi mai una questione personale. In qualità di social media manager stai parlando con la voce del brand e lo rappresenti, qualsiasi cosa tu scriva o faccia ne va della sua reputazione. Ecco perché bisogna stare molto attenti a non oltrepassare mai quella sottile line rossa con commenti malevoli o maleducati.

Non cancellare mai commenti, rispondi sempre educatamente, in modo semplice e lineare, senza arroganza. Essere polemici e iniziare battaglie sui social non ha alcun senso. Meglio scusarsi una volta in più, ma cercare di disinnescare la bomba, piuttosto che mettere benzina sul fuoco

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1, Lug 2019
Il valore di un’impresa su Facebook non si misura con i Like

Il vero successo di un brand sui social network non passa attraverso il conteggio dei fan ma stabilendo obiettivi concreti e misurabili.

Semplifico: se la tua attività si chiamasse, non so, ‘Bergamo – Sità ólta’ il tuo fatturato non si otterrebbe di certo conteggiando i turisti che contemplano quotidianamente la bellezza del panorama che si gode dalle mura ma pianificando ogni giorno le tue mosse imprenditoriali affinchè quegli stessi turisti – disclaimer: mi scuso anticipatamente se per questo esempio non citerò tutte le categorie commerciali de Bèrghem de sùra – acquistino la maglietta con scritto ‘Potà’ nel tuo negozio, gustino i casoncelli nel tuo ristorante o si godano uno spettacolo dal vivo nel tuo pub ordinando una buona birra.

Se avrai fatto le cose per bene allora sicuramente quei clienti parleranno molto bene della tua attività in rete col risultato di tornare a visitarla in futuro e magari con i loro amici. Ecco: questo è quello che si intende per metriche misurabili.

All’interno di Facebook, come del resto per tutta la nostra comunicazione aziendale, ci sono numeri che molto spesso – sbagliando – vengono presi in considerazione per stimare l’andamento della nostra presenza social:

  • il numero dei ‘mi piace’ sui post
  • il numero di ‘persone che ne parlano’
  • il numero di fan
  • il numero di condivisioni

Senza obiettivi concreti l’elenco qui sopra rientra nelle cosidette ‘vanity metrics’, ovvero dati che non fotografano effettivamente se la nostra attività sta raccogliendo quello che si merita dalla sua visibilità social.  Sono risultati parziali e spesso fuorvianti se non errati.

Non puoi pensare banalmente che la tua presenza aziendale online si riduca ad una falsa equazione come più fan avrò più florida e ridente la mia attività online sarà e di conseguenza automaticamente otterrò un aumento di clienti.

Ti sarai accorto vero che ‘essere fan’ non corrisponde necessariamente a ‘essere cliente’? E sai perchè?

Perchè spesso l’errore più comune è confondere il fine con il mezzo. Parti dall’inizio: chiediti perchè la tua azienda è presente su Facebook. Fatto? Bene, ora elimina tutte le risposte che comprendano:

  • perchè lo fanno tutti
  • perchè ce l’hanno chiesto
  • perchè io o il mio capo lo usiamo

Bene ora passiamo allo step 2: una volta aperta la pagina aziendale come l’hai gestita? Anche qui elimina pure:

  • ho pubblicato solo dei bei post con offerte e sconti
  • ho promosso iniziative a caso senza logica
  • ho fotografato la locandina dei miei eventi e l’ho postata
  • ho esposto la mia vita privata come se si trattasse della mia pagina personale

Mi fermerei qui. Dimmi, come è andata? A questo punto posso sbilanciarmi nel dirti che potresti aver risposto una cosa tipo ‘Al funsiuna negót‘ oppure, molto rararamente, ‘Beh dei risultati li ho comunque avuti’.

Ora, anche se tu rientrassi tra gli imprenditori che hanno dato questa seconda risposta, chiediti che tipologia di risultati tu abbia realmente ottenuto: quelli che ho elencato poco sopra oppure qualcosa che hai davvero potuto toccare con mano?

Voglio dire: una volta raggiunti i 1000 od i 10000 fan hai incassato denaro? Quel tuo post con 100 pollici alzati che benefici economici ti ha portato?

Ecco perchè la tua presenza aziendale su Facebook e sui social, per funzionare efficacemente, deve essere sempre pianificata attraverso una strategia di social marketing che a seconda delle tue intenzioni serva a:

  • aumentare la tua notorietà e reputazione
  • fornire assistenza ed informazioni sui tuoi prodotti o servizi
  • ingaggiare un dialogo con i tuoi clienti o potenziali clienti
  • vendere

Avere un obiettivo concreto, va da se, è fondamentale. Perchè:

solo avendo ben chiaro in mente un traguardo sarai in grado di raggiungerlo e di gestire e pianificare al meglio le tue mosse assicurandoti veramente di ottenere il risultato che hai prefissato.

Ovviamente nel farlo dovrai tenere conto dei fattori a tua disposizione come tempo, risorse umane, settore di mercato e ovviamente budget, ma ti assicuro che questo è l’unico modo per convertire la tua presenza social da una spesa inefficace ad un investimento utile.

Per eventuali consulenze in materia: https://www.sitiesocial.it/elementor-4646/

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8, Mag 2019
SMS marketing: come utilizzarlo per la campagna elettorale

Alla vigilia delle elezioni europee, alcuni consigli per sfruttare un mezzo di comunicazione semplice, veloce e diretto – e in grado di raggiungere anche gli utenti meno digitali

SMS marketing: come utilizzarlo per la campagna elettorale

 

sitiesocial.it

Le elezioni europee sono alle porte, e per conquistare la fiducia degli elettori molti candidati stanno mettendo in pratica varie strategie di comunicazione, mediante sia gli strumenti tradizionali che i moderni mezzi di comunicazione digitale. Una scelta importante è rappresentata dall’SMS marketing.

Nonostante il rapido aumento della comunicazione online, infatti, gli SMS rimangono il mezzo più semplice, veloce e diretto per raggiungere la maggioranza dell’elettorato, compresa la fascia di target che usa meno social media e caselle di posta elettronica da mobile.

SMSAPI, fornitore leader a livello europeo di servizi di SMS di massa (bulk sms), spiega come i candidati politici possano beneficiare della piattaforma di sms marketing per comunicare in maniera efficace e diretta con gli elettori evitando gli errori più comuni.

L’SMS: lo strumento ideale per remainder e slogan

Secondo gli esperti in comunicazione politica, l’SMS è lo strumento preferenziale per aumentare la visibilità del candidato e per informare gli elettori in merito a:

  • l’annuncio di una candidatura
  • i punti chiave di una campagna elettorale
  • eventi, riunioni, incontri, discorsi, ecc…
  • altre informazioni utili tramite link che consentono di ampliare lo spazio limitato offerto dagli SMS

In questo modo, il candidato potrà avvicinarsi all’elettore, comunicando direttamente appuntamenti come eventi e incontri, oltre ad aumentare le probabilità di votare per lui durante le elezioni. L’SMS offre la possibilità di creare messaggi concisi, chiari e semplici. Nel pieno rispetto delle norme vigenti sul silenzio elettorale, l’invio di un SMS pochi giorni prima di andare alle urne è considerato uno delle più efficaci promemoria per sollecitare l’azione al voto.

La piattaforma SMSAPI ospita già campagne politiche

L’intuitiva piattaforma di SMSAPI è di fondamentale supporto a WebWe, l’agenzia digitale impegnata nell’attuale campagna elettorale in Grecia.

“La cooperazione con SMSAPI è impareggiabile, poiché soddisfa due requisiti fondamentali che cerchiamo in tutte le nostre collaborazioni: affidabilità e coerenza in termini di parole/azioni. La praticità della piattaforma unita al suo perfetto funzionamento ci permette di consegnare gli sms nell’esatto momento ed esattamente nelle modalità concordate con il candidato che si è fidato di noi (con diverse migliaia di sms inviati per singola campagna). Trasmettendo così al pubblico in modo semplice, rapido e affidabile i messaggi dei candidati. Siamo lieti di avere un alleato importante come SMSAPI e di pianificare senza alcuno stress le campagne di sms marketing dei candidati per le prossime elezioni”dichiarano i cofondatori di WebWe, Yannis Bokolinis e Vasilis Papamoustos.

A cosa dovrebbero prestare attenzione i candidati

<>Come tutte le forme di comunicazione moderna, attuare una strategia di via SMS marketing richiede particolare cautela. L’invio di messaggi frequenti e lunghi può avere risultati contrari all’obiettivo prefissato. Gli esperti consigliano di non inviare messaggi che non forniscono informazioni utili al destinatario, in quanto il candidato rischia di essere percepito come “indifferente” o addirittura “fastidioso”. Inoltre, per alcuni candidati è considerato inutile inviare più messaggi in un unico SMS.

Come raccomandato, ogni messaggio deve avere un obiettivo di comunicazione univoco, immediatamente “visibile” già alla prima lettura. In ogni caso, l’errore più importante è quello di inviare messaggi che potrebbero essere considerati come spam. Particolarmente cruciale in una campagna politica che utilizza la comunicazione via SMS è la creazione di un database elettorale con largo anticipo rispetto alle elezioni. La creazione del database deve essere pienamente conforme al GDPR, in modo che gli utenti non siano iscritti se non hanno dato il loro consenso e abbiano comunque la possibilità di disiscriversi con il cosiddetto “opt-out”.

 

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5, Mag 2019
ALLA SCOPERTA DEI DIGITAL MARKETING TRENDS

Digital Marketing Trends, ecco cosa sono

Quali sono i Digital Marketing Trends? Se fino a qualche tempo fa l’Intelligenza Artificiale faceva per lo più parte di film di fantascienza, oggi è sempre più utilizzata per operazioni più o meno complesse e da qualche anno si parla addirittura di sostituire le macchine alle risorse umane.

L’esempio più semplice è quello dei Chat Bot, una tecnologia che si sta espandendo a macchia d’olio dai business più semplici alle Compagnie più evolute. Le aziende che si evolveranno per prime potranno risparmiare sui costi, accelerare la crescita e ottenere un vantaggio enorme sui loro concorrenti. Search Engine Optimization (SEO), social media e content marketing sono all’ordine del giorno per qualsiasi business ma per ambire al successo, meglio sapere quali sono i Digital Marketing Trends su cui puntare la comunicazione del proprio brand.

Content Marketing

Alla base di tutte le strategie aziendali non si può prescindere dal Content Marketing per qualsiasi campagna di comunicazione e advertising. Il Content Marketing è fondamentale per costruire l’autorevolezza e l’unicità di un Brand, attraverso contenuti di valore che siano originali e di utilità per il target di riferimento. Sui motori di ricerca l’utente si aspetta di trovare risposte e ispirazioni, suggerimenti e spunti creativi e sta proprio al marketing saper guidare le scelte con dei contenuti coinvolgenti e accattivanti ma soprattutto esaustivi per chi cerca informazioni sempre più dettagliate.

Brand Storytelling

Condividere i momenti della giornata sui social network con foto e video è diventata una routine per privati, influencer e aziende. Dal primo lancio di Snapchat sono molti i canali su cui è possibile pubblicare delle Story, come Facebook o Instagram e da poco anche YouTube con i “Reels”. Rapide, multimediali e immediate nel comunicare informazioni ed emozioni, le Story sono uno strumento molto potente nelle mani dei brand per fidelizzare i propri utenti e renderli partecipi a retroscena o grandi eventi. Puntando sul Brand Storytelling le possibilità sono davvero inesauribili e le aziende sono chiamate a includere nella loro strategia di marketing digitale questo genere di contenuti, utilizzandoli in modo creativo per valorizzare i dipendenti, i servizi e i prodotti offerti. 

Video Marketing

I social network e internet in generale, hanno velocizzato i tempi di visualizzazione e interazione con i messaggi commerciali. Se lo scorso anno è stato il boom dei video in diretta, quest’anno il formato è sempre più in voga per la diffusione dei contenuti e dell’advertising online. Che si tratti di unboxing per il lancio di nuovi prodotti, interviste al team o semplicemente dei “making of”, i video registrano un engagement di gran lunga superiore rispetto alle immagini e se sono in diretta raggiungono ancora più persone attraverso visualizzazioni e commenti. Proprio per questo un trend molto interessante è la Video SEO che consiste nell’inserire le giuste keyword nel titolo e nella descrizione del video con i giusti tag e hashtag per indicizzare i contenuti nella SERP degli utenti web e farli apparire tra i primi risultati sui motori di ricerca. Proprio per l’advertising, si stanno sviluppando potenti software per il riconoscimento visivo dei marchi che appaiono nel video, una sorta di scansione che consente alle aziende di sapere sempre se e quanto sono presenti sullo schermo.

Ricerca Visiva

Già da qualche anno Google in primis offre la possibilità di fare una ricerca in base all’immagine caricata. Un ottimo modo per sapere dove si trova un monumento, dove è stata usata l’immagine o ad esempio per trovare formati più grandi e nitidi di una foto in bassa risoluzione. La Visual Search si sta sempre più affermando e cambierà l’esperienza dell’utente con uno strumento ancora più efficace basato anche sulla parte testuale inserita nelle immagini. Google Lens ad esempio identifica testo come numeri di telefono, informazioni di contatto, oggetti e articoli in vendita presso negozi online, codici a barre, libri, film e album musicali oppure luoghi specifici come città, esercizi commerciali o punti di interesse di rilevanza cultura. Uno strumento potentissimo per il marketing che può portare nuovi clienti e brand awareness. Anche Pinterest ha puntato su una strategia di ricerca visiva ambiziosa basata strumenti come ‘Shop the Look’ e ‘Lens’ che consentono di scattare una foto di un oggetto per scoprire dove acquistarlo online, cercare prodotti simili o vedere le bacheche di articoli correlati.

Ricerca Vocale

Tra Siri di Apple e Alexa di Google, sembra che finché ci sarà tecnologia non saremo mai soli. Il crescente uso della ricerca vocale ha reso importante per le aziende ripensare alle loro strategie di marketing digitale e ci si aspetta che entro il vicinissimo 2020, il 50% di tutte le ricerche riguarderà proprio quella vocale. In America gli Smart Speaker intelligenti sono entrati nella vita quotidiana e la maggior parte di chi li utilizza non può più farne a meno. Molti Brand hanno già incluso la ricerca vocale nelle loro strategie di marketing digitale per fornire ai loro clienti risposte più efficaci ma si tratta di un nuovo mondo da esplorare e sono tantissime le modalità con cui l’Alexa o la Siri di turno potrebbero consigliare di acquistare il tale prodotto o andare in tale posto tramite la vendita di uno spazio pubblicitario vocale per gli Smart speaker di casa. Anche qui la SEO gioca un ruolo fondamentale e deve puntare su un linguaggio semplice e diretto con frasi brevi, liste puntate, dati strutturati e keyword in ogni dove. 

Micro-Moments

Avere internet sempre a portata di mano ci ha abituato ad avere sempre delle risposte immediate. Quel posto che abbiamo sulla punta della lingua, quel cartone animato che vedevamo da bambini o quella canzone che non ci ricordiamo come inizia… tutto questo dà vita ai cosiddetti Micro-Moments, degli istanti nell’arco della giornata in cui si manifesta una necessità, un bisogno o una curiosità che vengono soddisfatti tramite una consultazione online. I micro momenti danno alle persone l’informazione che vogliono nel momento stesso in cui la chiedono e per le imprese questo è un nuovo terreno da conquistare. Come? Molti Brand hanno già integrato le ricerche vocali ma in primis bisogna essere presenti su qualsiasi canale su cui vengono svolte delle ricerche immediate come Google, Amazon, YouTube e tutti gli altri motori di ricerca.

Nell’era del Machine Learning

Intelligenza artificiale, Chat Bot e Marketing Automation sono alla base dell’evoluzione della tecnologia che avrà un grande impatto non solo sul mondo del lavoro ma anche su quello del marketing, ovviamente. L’intelligenza artificiale può analizzare il comportamento dei consumatori e i modelli di ricerca, utilizzando i dati raccolti da piattaforme social e blog per aiutare le aziende a capire come gli utenti trovano i loro prodotti e servizi. Dopo una serie di studi comportamentali prima durante e dopo l’acquisto, è ormai possibile definire degli algoritmi in grado di dare risposte efficaci a quello che stiamo cercando. Chatbot e marketing automation continueranno ad essere parte integrante del marketing digitale, fondamentale per migliorare la customer experience, creando relazioni personalizzate e ottimizzando i tempi di risposta con evidenti benefici in termini di affidabilità e fidelizzazione degli utenti.

Articolo tratto da www.uomoemanager.it

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3, Mag 2019
I 7 ‘peccati capitali’ che non fanno bene al digital marketing

Esistono molti termini nati nel mondo del Digital Marketing e poi entrati a far parte di un linguaggio quasi quotidiano. Purtroppo, però, alcuni di questi vengono spesso confusi, finendo per definire qualcosa che nella realtà dei fatti si rivela essere ben altro. Questi “falsi amici” del digital marketing si trovano più spesso di quanto si possa immaginare e – proprio come accade con le lingue straniere – sono fuorvianti nell’associazione tra parola e idea. Ecco gli errori più comuni che vengono fatti parlando di strumenti relativi al mondo digital.

1. DEM & Newsletter. Per quanto entrambi i termini si riferiscono all’invio di e-mail, ci sono delle differenze sostanziali tra i due servizi. Nelle DEM – Direct Email Marketing – le comunicazioni sono di natura commerciale e spesso contengono Call to Action che fanno atterrare l’utente su una pagina dedicata ad un’azione di acquisto o richiesta informazioni. La newsletter, invece, è uno strumento utile per ricevere comunicazioni, essere informati sulle ultime novità e ottenere sconti esclusivi. Dal punto di vista del marketing la newsletter è un ottimo modo per fidelizzare l’utente, perché chi la riceve ha già mostrato interesse verso il brand iscrivendosi volontariamente.

2. Spam & Scam. Forse nel settore digital sono i termini che spaventano di più. La parola “spam”, infatti, ha un’accezione prettamente negativa ed è il principale motivo per cui viene spesso associata allo “scam”. In parte questa fama è errata: lo spam, infatti, è l’invio indiscriminato della stessa email – spesso relativa a contenuto pubblicitario – a moltissimi indirizzi. Ma non ha nulla a che fare con le comunicazioni online inviate via mail con intenti fraudolenti: lo scam, infatti, è una vera e propria frode online per ingannare attraverso meccanismi di ingegneria sociale.

3. SEO & SEM. “Search Engine Optimization” e “Search Engine Marketing” rappresentano due sigle la cui differenza è sostanzialmente di natura economica! Infatti il SEO mira ad un posizionamento “organico”, ossia fa salire un sito nelle pagine di Google e dei principali motori di ricerca attraverso uno studio attento della struttura del codice e delle parole utilizzate nel sito. Il SEM, invece, opera acquistando le keywords e gli spazi pubblicitari attraverso campagne di sponsorizzazione mirate.

4. URL & Link. Anche queste due parole vengono spesso scambiate, nonostante indichino due cose molto diverse. L’URL – Uniform Resource Locator – è una sequenza di caratteri che identifica univocamente l’indirizzo di una risorsa in internet: un’immagine, un video o un sito web. Più semplicemente è ciò che digitiamo nel browser quando cerchiamo una pagina o un file. Il link, invece, è un collegamento ipertestuale, che lega una parola, un’immagine o una grafica ad una seconda risorsa allocata altrove, consentendo un rapido accesso a quest’ultima con un semplice click. Ragione per cui è possibile dire che un link è formato da un URL ma non è altrettanto vero il contrario!

5. Lead Generation & Lead Nurturing. Si tratta di due termini essenziali per il mercato del web marketing con parecchi punti in comune, ma che indicano due attività online ben distinte. Si descrive come lead generation quel processo di raccolta dati degli utenti, interessati ad un certo prodotto/servizio, tramite form presenti su landing page create ad hoc. Il lead nurturing è invece un passo seguente alla lead generation, in quanto descrive tutto il percorso successivo: l’obiettivo è quello di fidelizzare l’utente, creando un rapporto diretto, “nutrendo” il contatto attraverso una comunicazione che non ha direttamente a che fare con la vendita, ma che mira apparentemente alla brand awareness, con proposte di sconto, newsletter e strategie simili.

6. Design Responsive & Design Adaptive. Con l’avvento di tablet e smartphone, la fruizione di contenuti online ha cambiato formato e dimensioni. Per questo i siti, oggi, vengono costruiti sin da subito seguendo due principi del design: con un design responsive il sito si adatta alla dimensione dello schermo, rimanendo sempre leggibile; con un design adaptive vengono caricate diverse versioni dello stesso sito sul server, che riconosce da quale device arriva la richiesta e manda la versione dedicata, migliorando la user experience.

7. Social Media & Social Network. Questi due termini sono particolarmente confusi anche da chi lavora nel settore. I social media, in realtà, sono l’insieme di applicazioni basate sul web e costruite sui paradigmi tecnologici e ideologici del web 2.0, e che permettono lo scambio e la creazione di contenuti generati dagli utenti. Il social network, invece, descrive la relazione che si instaura tra persone appartenenti a una stessa rete di contatti e, sembra incredibile, è un termine che esiste ben prima dell’avvento di Facebook et similia.

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2, Mag 2019
Racconta il tuo brand con Instagram Stories e fidelizza la tua community

In che modo hai deciso di raccontare il brand con Instagram Stories? Questa è una decisione importante perché rappresenta la base di partenza per la tua attività di visual storytelling. Non puoi ignorare il passaggio che ti sto indicando: la narrazione del tuo brand è centrale in questo caso.

Perché dico ciò? Semplice, le storie di Instagram da un lato rappresentano uno dei canali più efficaci della comunicazione social. Dall’altro non hanno grande rilevanza in termini di aumento visite del sito, proprio come avviene con le foto che carichi sul profilo ufficiale. Non puoi mettere link cliccabili, quindi i contenuti possono e devono essere usati per raccontare i tuoi valori.

Perché usare questi canali di visual storytelling solo per fare spam di foto quando puoi avere la fortuna di affrontare l’argomento in termini di narrazione? Ecco qualche consiglio per raccontare il brand con Instagram Stories e raccogliere buoni risultati. Anche se non puoi mettere link.

Identifica un filo conduttore del racconto

Qual è lo snodo che caratterizza una storia? Io ho come riferimento il fil rouge, quell’elemento che si ritrova con costanza ogni singolo episodio della narrazione. Le pubblicazioni devono essere funzionali agli obiettivi di marketing: non puoi proporre semplici rivisitazioni.

Piuttosto crea dei visual specifici, magari con l’aiuto di Canva o dell’ottimo tool di Buffer per creare modelli su Instagram Stories. Ma alla base deve esserci una narrazione condivisa: identifica e promuovi i tuoi punti di forza, ma soprattutto i valori che da sempre caratterizzano il tuo brand.

Mettere in evidenza determinati contenuti

Vero, le storie di Instagram hanno un tempo limitato. Però puoi mettere in evidenza i punti salienti della tua narrazione. Se vuoi rendere sempre consultabili alcuni episodi del tuo storytelling hai la possibilità di aggiungere nell’header del profilo dei contenitori di post. Sono i contenuti in evidenza e sono perfetti per lasciare l’opzione ai tuoi follower di ricordare le tue narrazioni migliori.

Quali sono i post che devi mettere in evidenza? Molti usano questa funzione per generare una raccolta di pubblicazioni relative a prodotti o servizi. Lavora sui valori del brand. Se vuoi usare le storie per attivare un lavoro di visual storytelling non ti accontentare di creare un catalogo.

Individua ritmo di pubblicazione costante

Uno dei dubbi tipici di chi vuole sfruttare le Instagram Stories: come comunicare? La natura stessa dello strumento porta a definire un ritmo di lavoro continuo, capace di gestire un flusso costante. Detto in altre parole, le storie hanno bisogno di contenuti per formare narrazione.

Quali sono le caratteristiche di questa struttura? Alcune informazioni utili le trovi in questo articolo di Buffer, come ad esempio l’importanza del primo frame. Se non cattura subito l’attenzione il rischio è che le persone lascino il contenuto. Quindi assicurati che l’attacco sia coinvolgente.

instagram stories

E non dimenticare che ogni passaggio è importante, per quanto possa essere lunga la storia c’è sempre la possibilità di recuperare l’interesse fino alla fine della sequenza che hai stabilito.

Come mostra il grafico, frutto di una ricerca basata su oltre 15.000 Instagram Stories, il tasso di uscita medio dalla storia diminuisce man mano che si procede verso la fine. Questo significa che puoi lavorare sull’interesse del pubblico proponendo dei cliffhanger. Vale a dire degli agganci capaci di cogliere la curiosità e portare a proseguire piuttosto che uscire.I cliffhanger – o finale sospeso – è un espediente narrativo che viene usato in contesti differenti, dal cinema alla letteratura, per mantenere alta l’attenzione. Può essere intesa come un’interruzione studiata in modo da lasciare all’utente il bisogno di continuare a fruire la storia anche dopo lo stacco. In questo modo si aumentano le probabilità di avere un pubblico costante e fidelizzato.

Manda contenuti specifici ai tuoi follower

Lo sai che esiste la possibilità di inviare post esclusivi agli amici più stretti? Seleziona gli utenti più fedeli e premiali con storie esclusive, magari contenenti coupon e codici sconto. Questa possibilità viene offerta in fase di condivisione del visual, cliccando su quell’icona verde con una stella.

Questa soluzione è molto interessante per rafforzare la fidelizzazione con una determinata platea che ha già mostrato un interesse particolare nei confronti del tuo lavoro. E dei tuoi contenuti.

Interazione con le persone che ti seguono

Raccontare il brand con Instagram Stories non vuol dire solo riversare contenuti sul pubblico, ma puoi tentare la strada dell’interazione. Anzi, questa è la soluzione ideale per ottenere buoni risultati. E fidelizzare chi ti segue per fare in modo che il tuo lavoro di brand awareness sia efficace.

instagram stories

Crea interazione con Instagram Stories.

Dove iniziare? Come migliorare il canale narrativo per affiatare il rapporto con l’audience? In primo luogo puoi sfruttare i sondaggi sulle storie di Instagram: queste possibilità ti consentono di far emergere una vera e propria relazione con il pubblico. Puoi fare delle domande e recuperare i dati di chi ha lasciato la propria opinione su questo social network in modo da avere notizie.

Ma non è solo questo il punto utile. Chiedere alle persone un contributo vuol dire dimostrare cura nei confronti di chi ti segue: i follower hanno bisogno di questo rapporto, cercano l’attenzione del brand e sono felici di creare una relazione stabile con chi comunica.

Raccontare il brand con Instagram Stories

Ti sembra impossibile? In realtà questa è una tendenza da prendere in esame e valutare con grande interesse: se vuoi usare al massimo gli strumenti del social media marketing devi iniziare a considerare non solo la possibilità di raggiungere il sito web e apprezzare i click come l’unico ROIa tua disposizione. Non è così, anche la consapevolezza del brand è un obiettivo raggiunto e le Instagram Stories possono aiutarti a raggiungerlo. Sei d’accordo?

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Uno dei dubbi tipici di chi vuole sfruttare le Instagram Stories: come comunicare? La natura stessa dello strumento porta a definire un ritmo di lavoro continuo, capace di gestire un flusso costante. Detto in altre parole, le storie hanno bisogno di contenuti per formare narrazione.

Quali sono le caratteristiche di questa struttura? Alcune informazioni utili le trovi in questo articolo di Buffer, come ad esempio l’importanza del primo frame. Se non cattura subito l’attenzione il rischio è che le persone lascino il contenuto. Quindi assicurati che l’attacco sia coinvolgente.

articolo tratto da www.studiosamo.it